"Mancano ormai pochi giorni agli attesi 15 e 16 maggio 2011. Giorni come tanti, ma in cui i nostri essenziali voti sommandosi eleggeranno i “nuovi sindaci” in molti comuni fra cui le vicine Abano e Montegrotto Terme. L’evento, pur essendo di estrema importanza, non suscita a tutti l’interesse che merita; d’altronde il diritto di voto è ormai scontato per la “generazione patatine e playstation”. Eppure ci sono volute guerre, rivoluzioni, classi non considerate e gentil sesso escluso per secoli, prima di arrivare all’attuale condizione. Un minimo di riconoscenza verso il passato credo sia di dovere; ma ancora più importante è sfruttare al meglio questo fondamentale diritto; con ciò mi riferisco negativamente a chi vota il partito a priori, a chi sventola bandiere senza conoscerne la storia ne tanto meno il significato, a chi porta all’estremo un’idea per vantare di aver preso una netta posizione, a chi non vota per disinteresse, a chi perde la ragione lasciandosi guidare bendato. Questa benda viene tolta solo per vedere ciò che “si vuole vedere” e coprendoci il volto nella maggior parte di situazioni in cui sarebbe essenziale levarla, finirà per farci andare fuori strada: è molto importante avere delle idee da difendere e diffondere con coerenza, ma è ancora più importante saper riconoscere che la gomma della bici su cui ci sentiamo imbattibili è bucata. “Riconoscere” significa non perdere mai la capacità critica, non seguire mai nulla come dato, ma analizzare con giudizio tutto ciò che, nel caso in questione, la politica offre. È facile giudicare un sindaco per i suoi errori, specialmente se appartiene a un partito a cui non diamo minimo affidamento; tutti giudicano, tutti parlano, pochi indicano i casi concreti. Il mestiere di sindaco è senz’altro uno dei più criticati, ma anche dei più difficili. Fare ciò che tutti vorrebbero venisse fatto è assolutamente impossibile; quindi essere un buon sindaco non significa essere “perfetto”, sarebbe contro ogni logica. Credo che il buon sindaco sia colui che ama il Paese di cui è primo cittadino, lo voglia crescere come un figlio, sbagliando a volte, ma mettendoci sempre quello sguardo paterno di attenzione e premura e con la convinzione e il desiderio di fare del proprio meglio con le forze a disposizione.
Noi, il popolo, siamo un figlio ribelle, questo è certo, ma abbiamo le redini. Non possiamo criticare un sindaco senza fare delle proposte, senza porre delle alternative, senza conoscere i dati materiali. Il nostro non è uno stato assoluto, il potere sulla carta appartiene al popolo, non al “sovrano”. Perciò credo sia più che mai doveroso fare di questo potere una forza e farci sentire il più possibile a partire dal voto. Il primo consiglio è senz’altro quello di conoscere i candidati, di sfruttare l’informazione e tutti i soldi spesi in campagna elettorale, di partecipare anche dietro le quinte alla politica, spesso snobbata per noiosità, ma che riguarda tutti e influisce nella vita di tutti; ma naturalmente è il caso di farlo dopo aver levato la benda, perché anche se non ci sentiamo presi in causa, in fondo ognuno di noi la indossa."