| GIOVANI e LAVORO: serve la FORMAZIONE |
| Di Filippo Mattiolo | |
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Prima migliora l'economia, a ruota, la segue dopo alcuni mesi il mercato del lavoro. Questo ci hanno insegnato gli economisti. Allora che fare se la ripresa, quando c'è, continua a essere fiacca? La disoccupazione giovanile degli Italiani sarà costretta a stagnare al 28,9% per sempre? No! Gli stessi economisti ci hanno insegnato che la crisi ha cambiato le regole. Ma è bene essere chiari fin da subito: non esistono soluzioni pronte e di immediata attubilità. Possiamo accorciare i tempi della ripresa dell'occupazione giovanile formulando una strategia di lungo periodo. Siamo il secondo paese industriale UE: solo tutelando, promuovendo e rafforzando le attività e i distretti produttivi riusciremo a creare nuovi posti di lavoro, con la peculiare attenzione a non far scappare i grandi investimenti internazionali, soprattutto quelli comunitari.
Alla radice del problema rimane comunque il gap tra i profili ricercati dalle aziende e la preparazione dei giovani, i quali presentano gravi lacune nelle conoscenze tecniche. Secondo il prorettore della Cattolica di Milano, Luigi Campiglio, l'accoglienza di molti immigrati che, sia detto senza nessun razzismo ma cime semplice e pragmatico realismo, lavorano nei cantieri o nella meccanica di base, settori che un tempo assorbivano la forza lavoro dei giovani italiani. Risulta quindi necessario incrementare una formazione tecnica, reale e concreta, già alle scuole medie superiori, per agevolare l'inserimento di studenti preparati e competenti nel mondo del lavoro. E' necessario entrare nelle scuole e lavorare sui ragazzi, svolgendo con loro una reale e scientifica valutazione delle potenzialità di ognuno, lo stesso tipo di operazione che svolgono i direttori delle risorse umane. Il passo successivo sarà spiegare come funziona il mercato del lavoro: regole, leggi, comportamenti. Dello stesso avviso Paolo Citterio, presidente dell'Associazione direttori risorse umane, il quale avvalora la sua tesi riportando il fenomeno che vede le aziende medio-grandi dei settori acqua, luce, gas, petrolio, energia, meccanica alla continua ricerca di personale qualificato. Ricerca non sempre corrisposta, almeno al Nord, dal momento che i giovani sono spinti e attratti da lauree e master, a discapito di diplomi tecnici di qualità. Questo dato ci chiarifica che la soluzione al tasso spaventoso di disoccupazione giovanile va ricercata soprattutto nelle aziende medio-piccole. Queste ultime infatti non dispongono di organismi interni che curino il training del personale neoassunto e ne facilitino l'inserimento e la produttività. Per quanto concerne il terziario Lorenzo Guerriero, presidente di ManagerItalia, suggerisce alcune idee per aumentare l'occupazione giovanile: razionalizzazione e semplificazione degli sgravi fiscali per chi assume giovani; obbligatorietà per le aziende di assumere in stage per 3/6 mesi i diplomati e laureati. Nel frattempo l'Istat calcola che sono 1,5 milioni gli italiani che hanno rinunciato a cercare lavoro, la maggior parte dei quali risiede al sud, in aumento del 14% rispetto allo stesso periodo del 2009. Anche il Presidente della Repubblica Napolitano ha evidenziato la piaga della disoccupazione giovanile nel discoso di fine anno e con le sue parole voglio concludere questo articolo: "Investire sui giovani, scommettere sui giovani,
Filippo Mattiolo
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