Il verde pubblico: tra progetto di funzioni ricreative e necessità ambientali
Di Irene Candiotto   

Targa_Parco_Pubblico

 

Assistiamo in questi ultimi tempi al continuo pianto greco delle amministrazioni comunali che si lagnano a volte con ragioni plausibili, ma a volte in maniera pretestuosa che il taglio di fondi e l’abolizione dell’ICI impedisce loro di investire nella cura del verde urbano e la creazione di nuove aree verdi, in zone dimesse e degradate che potrebbe rappresentare una soluzione alle esigenze del decoro urbano e dotare i comuni del hinterland padovano ormai ridotti a periferia senza soluzione di continuità di spazi di ricreazione.

Occorre ricordare, ed è sotto gli occhi di tutti, che l’ICI non ha fatto altro che moltiplicare le generose concessioni di licenze di costruzione da parte dei comuni per avere sempre più fondi da gestire a loro disposizione, ma senza riguardi e scrupoli agli aspetti negativi di una cementificazione che già nei decenni passati avevano compromesso il territorio.

 

Se il problema è che il verde costa troppo, in questo periodo di crisi conviene ripensare a soluzioni diverse e disponibili gratuitamente come per esempio l'adozione di aree verdi comunali con la partecipazione di associazioni, gruppi organizzati, cooperative sociali, comitati di quartiere, condomini, scuole nonché di privati cittadini alla manutenzione e cura del verde pubblico con formule convenzionali a costo zero per l’amministrazione concedente e per i concessionari.

A Rubano funziona già da diversi anni, nelle vicinanze del laghetto della cava, l'orto sociale che risponde alla ulteriore funzione sociale di promuovere l'autonomia delle persone anziane e disagiate tramite l'offerta di opportunità di integrazione, di mantenimento di funzioni vitali e di svago, di valorizzazione umana e di benessere psicofisico. Le rive del lago potrebbero anche arricchirsi di prati, aiuole fiorite, spazi ricchi di arbusti, alberi e tanta gente che rispetta l’ambiente e non devasta le aiuole che non getta carte per terra. Ma dobbiamo aver presente che un singolo albero è in grado di fornire abbastanza ossigeno per 10 persone e di assorbire, a seconda delle dimensioni, da 7 a 12 kg di emissioni di CO2 all’anno. Inoltre, gli alberi riducono l’inquinamento acustico e possono farci risparmiare sino al 10 % del consumo energetico. Accogliamo quindi favorevolmente un disegno di legge approvato dal Consiglio dei ministri che punta a promuovere l’ampliamento degli spazi di verde urbano e la “cultura del verde”.

Gli alberi – ha spiegato il Ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, che ha proposto il provvedimento – non sono solo essenziali elementi di “arredo” ecologico per le nostre città ma anche grandi fornitori di “servizi ambientali”. Il decreto sopraccitato in primo luogo istituisce la “Giornata nazionale degli alberi” che si svolgerà ogni anno il 21 novembre e in secondo luogo punta a rendere effettivo per i comuni l’obbligo di piantare un albero per ogni nato. Questo pò essere un inizio, il resto sta a noi svilupparlo, facciamoci sentire dai nostri Comuni, non lasciamoci scivolare tutto questo cemento addosso, pretendiamo delle aree riqualificate e verdi per noi e per le generazioni future.