Perché gli USA non fermano le rivolte?
Di AlessandroRuzza   

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L’Egitto sta vivendo un periodo di rivolte senza precedenti che mirano alla deposizione del presidente Mubarak (in carica dal 1981) e alla conseguente proclamazione di una democrazia prima delle elezioni di settembre.

Procediamo con ordine: l’Egitto è una repubblica dal 18 giugno 1953, ha una Costituzione che organizza il potere politico secondo un sistema semipresidenziale multipartitico con bicameralismo asimmetrico. Il potere esecutivo è diviso tra il Presidente e il Primo Ministro ma rimane nella pratica interamente nelle mani del primo che viene nominato dal popolo a seguito di elezioni che raccolgono di fatto il 20-25% degli aventi diritto.

Il potere legislativo è in mano al Parlamento bicamerale che prevede: l’Assemblea del popolo composta da 454 deputati di cui 400 eletti a suffragio universale, 44 in collegi uninominali e non più di 10 nominati dal presidente; e il Consiglio Consultivo composto da 264 consiglieri per 2/3 eletti dal popolo e la restante parte nominata dal Presidente con mandato di 6 anni.

Detta così può sembrare una perfetta Democrazia Occidentale! Ma...

La realtà è un’altra e vede il Partito Nazionale Democratico, quello del Presidente Mubarak, fondato da Al Sadat nel 1978 e membro dell’Internazionale Socialista raccogliere circa il 90% dei voti. Nel 2005 si sono tenute le prime elezioni pluralistiche in cui i principali partiti dell’opposizione riconducibili ai Fratelli Musulmani e il nuovo partito Wafd, tradizionale partito del nazionalismo liberale dissoltosi nel 1952 con l’avvento di Nasser, raccogliere circa 20 seggi in Parlamento.

 

Oggi la popolazione spinta soprattutto dai Fratelli Musulmani chiede a gran voce un cambiamento radicale dello scenario politico: Mubarak deve dimettersi e ci devono essere elezioni democratiche!

Hosni MubarakMubarak fin dal 1981 si è dimostrato un prezioso alleato per gli Stati Uniti contribuendo a mantenere stabile la situazione nel Medio Oriente e tenendo sotto controllo la striscia di Gaza. Gli Usa hanno da sempre provveduto ad armare l’esercito egiziano con spese fino a 2 miliardi di dollari all’anno, ottenendo il libero passaggio nel canale di Suez e nello spazio aereo egiziano.

Perché ora non intervengono a favore del Presidente Mubarak?

Wikileaks ci ha rivelato un file con dei dati che svelano che già dal 2008 gli Usa avevano iniziato a programmare la svolta egiziana poiché Mubarak non era stato in grado di portare la democrazia nel Paese, rafforzando i poteri del Parlamento e i poteri del Primo Ministro.

Ma sarà questa la scelta giusta? Sarà giusto lasciare in balia dei Fratelli Musulmani (Associazione molto radicata che si oppone alla secolarizzazione dell’Islam) il potere di uno Stato filo-occidentale in una zona così rischiosa?

Staremo a vedere.

 

Alessandro Ruzza