Si sta disegnando uno scenario un cui l’essere giovani non è più sinonimo di futuro e di crescita. Stipendi più bassi e prospettive ridotte anche per i laureati.
Tempi duri per i laureati. Lo documenta, con sgomento e raccapriccio, l’ultima indagine effettuata da AlmaLaurea nel suo XII Rapporto sulle Università italiane.
Si parla di un quadro di riferimento “a tinte fosche”. Le analisi e le statistiche relative hanno documentato e fotografato quanto sta succedendo da un anno a questa parte all’interno (e fuori) di una cinquantina di Atenei italiani.
Coinvolgendo un numero di laureati di oltre 200 mila giovani in quasi tutte le varie discipline. La situazione nel mondo del lavoro desta qualche non indifferente preoccupazione. Il mercato del lavoro non riprende quota. E a risentirne sono i giovani, che si sentono un poi più scoraggiati e mortificati di prima. “Non assumono!!!” è il ritornello che si sente ripetere da loro, digrignando i denti, alla domanda imbarazzante: perché non lavori?
La disoccupazione giovanile ha raggiunto un livello record nel 2009 ed è destinata a crescere ulteriormente quest’anno a causa della crisi e della ripresa troppo lenta del mercato del lavoro.
A lanciare l’allarme è l’Organizzazione internazionale del lavoro (Ilo), l’agenzia Onu con sede a Ginevra. Il rapporto, pubblicato in coincidenza con la celebrazione della Giornata internazionale della Gioventù, spiega che tra il 2007 e il 2009 il tasso di disoccupazione è balzato dall’11,9% al 13%. Un incremento senza precedenti.
Questo genere di apprensione la subiscono sia i laureati di primo livello sia quelli che conseguono la laurea specialistica. I primi soffrono il male del secolo, vale a dire la famigerata disoccupazione, secondo queste indicazioni numeriche: 22%. I secondi si attestano con l’identico problema al 21%.
La crisi finanziaria globale ha colpito in proporzione più i giovani che gli adulti. In alcuni paesi europei, tra cui la Spagna e la Gran Bretagna, molti giovani hanno addirittura perso ogni speranza di trovare un impiego. Questo fenomeno avrà importanti conseguenze. Rischia di creare una generazione perduta costituita di giovani che sono stati spinti fuori da mercato del lavoro e che hanno perso ogni speranza di poter vivere un modo decente.
I dati Eurostat mostrano che la situazione più drammatica è in Spagna dove il tasso di disoccupazione tra i giovani sotto i 25 anni ha raggiunto il 40,5%, ben lontano dal 9,4% della Germania.
Non è più un luogo comune o così scontato che conseguire una laurea significhi tout-court un posto sicuro e ben retribuito nel mondo del lavoro. Questo sospetto, che si è insinuato e circolava da tempo nella realtà occupazionale della nostra penisola, è diventato un fatto compiuto irrimediabile.
Data la crisi… Eppure segnali di ripresa, se pur timidi, a livello internazionale, si sarebbero registrati. In Italia, però, “l’emergenza giovani” resta. Un dato registrato quasi unanime, ossia concernente tantissime università dislocate da una parte all’altra della penisola, è che il numero degli studenti che osano o vogliono continuare per il conseguimento della specialistica risulta in ribasso. Nel senso forse: voglia di studiare saltami addosso? Oppure il bisogno di lavorare al più presto è così impellente da far rinunciare al proseguimento degli studi.
Ma la situazione in cifre percentuali denota che il 9% dei laureati di primo livello sta ancora cercando lavoro.
Chi studia all’università è avvertito: la laurea, quel famoso pezzo di carta, che i genitori esigevano quasi fosse uno status-symbol, se pure ha valore, non fa aprire automaticamente le porte e nemmeno i portoni del mondo del lavoro. Vale sempre il detto “che cerca trova”. L’ostinazione verrà premiata. Non demordano, dunque, i neolaureati, alla fine uno straccio di lavoro salta fuori. Forse, tuttavia, non corrisponderà al titolo di studio conseguito e alle competenze maturate…