| MISS PRENDE CHILI E PERDE LA CORONA: i veri perdenti di questo meccanismo? Noi. |
| Di Lara Moretto | |
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Liberi. Siamo esseri liberi davanti la legge e in linea di principio lo stiamo diventando sempre più nel corso della storia. Eppure nel contempo siamo schiavi; schiavi delle abitudini, delle circostanze e, soprattutto, delle apparenze. La società ci costringe sempre più a dipingerci il volto o, nella maggior parte dei casi, a indossare le più svariate maschere per preservare la nostra essenza. Il bello dell’esteriorità è camuffare la nostra anima di trucco, espressioni ed estetica. Belli o brutti che appariamo, siamo sempre immagini. Non so se valutare positivamente o negativamente questo fatto. Certo è che i nostri antenati la vedevano diversamente: un tempo eravamo animali, la cui estetica non condizionava a tal punto la vita. I poveri porcelli non si vergognano di amare delle orribili e puzzolenti scrofe. E le nonne scimmie venivano condizionate nella scelta del partner dall’attrazione dettata dal bisogno sessuale, dall’odore, dall’occasione, ma non perché un povero scimmiotto avesse la pancetta. Ora è come se fossimo incatenati da tutto ciò. I ragazzi d’oggi vogliono una taglia quaranta in vita e una quarta sul petto al loro fianco, e, nel migliore dei casi, bei visini.
Il mondo femminile, in particolare, sta subendo critiche e pretese esagerate da anni; l’ultimo episodio di razzismo contro i chili di troppo è avvenuto in questi giorni a discapito della diciassettenne Dominique Ramirez, la quale rischia di perdere lo scettro di regina e lasciare il posto alla seconda classificata al concorso, trampolino per sirenette che sognano di approdare a Miss America, a causa di un aumento di peso. Lo scorso gennaio il comitato l'avrebbe privata del titolo per giusta causa: Dominique non rispecchia più i canoni di bellezza di una reginetta. Raccontano poi le testate locali texane che la ragazza sarebbe stata invitata a smettere con tacos e bibite gassate e a perdere almeno cinque chili. Ma l'adolescente non ha reagito bene alle accuse e ha deciso di portare in tribunale la sua vicenda. Ma il vero punto è: qual è il peso giusto per una miss? In Texas lo deciderà un giudice. Nel caso specifico non è stata rispettata una delle clausole contrattuali firmate appena vinta la fascia di numero uno, la quale imponeva alla giovane di mantenere un determinato peso. Ma ciò che dovrebbe far riflettere non è tanto la colpevolezza o meno di Dominique, ma il fatto che delle ossa che traspaiono dalla pelle “lampadata” siano più richieste di qualche curva. Noi per primi siamo protagonisti di tutto ciò: ci differenziamo dalle bestie non soltanto per intelligenza, ma, evidentemente, anche per un senso del gusto del tutto rilevante. E tutto ciò si riflette in ogni cosa: vogliamo una bella casa, abbiamo un colore preferito e non frequentiamo locali piccoli e poco invitanti. Vogliamo liberarci dalle apparenze almeno tanto quanto ce le teniamo strette. E ci lamentiamo. Amiamo l’estetica delle persone, degli oggetti, della natura. A un mammut non interessava procreare con la sua “mummuttina” mentre alle loro spalla regnava un tramonto da mozzare il fiato. A noi si, e non sopporteremmo l’idea di rinunciare a tutto ciò. Ma allora il problema perché deve essere così presente? Forse è una questione di misura. Dovremmo essere più propensi a badare alla nostra integrità morale, al nostro modo di essere e non di apparire, a un’emozione pura e non legata ad un bel vestito. Dovremmo. Ma non siamo in grado di farlo. Non come vorremmo. Siamo estremamente limitati. Forse i nostri discendenti costituiranno finalmente la “razza superiore” in stile un po’ nietzschiano, e sapranno amare l’io, sapranno calibrare a dovere il loro gusto estetico, spezzeranno le catene nelle quali siamo maledettamente incatenati. Fino ad allora però bisogna tirare, bisogna provare a rompere queste catene: se la miss paga per non aver rispettato una clausoletta non avrò nulla da ridere, ma nel contempo mi auguro che possa vincere al più presto un concorso “serio” con quei cinque chili sani in più , e se fossero sei ancora meglio. Lara Moretto
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Quello che accade ai concorsi di bellezza, nei programmi tv, sulle copertine e simili, non sia direttamente nocivo; ma credo anche che indirettamente chi fa le spese di tutto ciò siano le ragazze comuni, sempre più schiave del meccanismo innescato, le quali nel migliore dei casi si deprimono sopra la bilancia e nel peggiore muoiono di anoressia, bulimia e depressione. Questo circolo vizioso deve essere interrotto, ma ciò non è possibile finché le nostre menti sono così fragili e condizionabili.
