E’ finalmente passato il mese di Aprile e le notizie sul matrimonio di William e Kate non sono più in primo piano nei titoli dei giornali e telegiornali di mezzo mondo. Per essere una fiaba…è terribilmente noiosa, non è certo una cameriera la sposa di William, non è certo la Cenerentola “de noantri”. Quello che sta dietro a tutto questo carrozzone mediatico è palpabile da chi ne ha abbastanza di false favole disney decorate da stucchevoli gingilli principeschi che le aziende tentano di vendere a quelle ragazzine nate con il mito che se sono abbastanza brave, dignitosamente silenziose e non esageratamente sottopeso forse un giorno potranno sposare un principe. In completo accordo con Laurie Penny nel suo articolo "Il culto delle Pricipesse" pubblicato nel "New Statesman" riporto alcuni pensieri rielaborati che condivido pienamente sul rischio di influenza dei mass media e delle mode soprattutto per le giovani ragazze. I messaggi che passano i canali di comunicazione nascosti dietro un matrimonio reale sono incanalati nell’ottenere più o meno vendite di questo o quel prodotto. In questo periodo inoltre pare aumentata la vendita del libro per ragazzine “Il manuale della Principessa” dove ci sono interi capitoli su come trattare la servitù, sono aumentate naturalmente le vendite dei vari prodotti della linea Principesse della Disney nonchè ninnoli sbrilluccicanti simili a quelli di Kate. La storia di Cenerentola
per come viene presentata dai media fa credere che, una volta trovato il principe azzurro -che tra le altre cose è decisamente una figura di secondo piano- abbiamo ottenuto successo e quindi possiamo dettare ordini ad estranei. Questa è una visione sicuramente negativa e merceologica delle relazioni: non è certo un modello per le ragazzine di oggi che si trovano da una parte i prodotti di consumo delle Principesse e dall’altra il coniglietto di Playboy. Come dire: da quale parte stai tu? Sei una ragazzina docile o libertina?. Quando Laurie afferma che siamo arrivati alla morte del femminismo quando ci si presentano davanti due modelli antitetici tra loro non si può non essre d'accordo con lei. Sicuramente non offre granché questa società che non rispetta e non valorizza le ragazze giovani categorizzandole in due modelli così diversi tra loro. Ovvio poi che la realtà è diversa e nel mondo però ci sono sogni migliori di quelli che ci vendono la Disney e il mondo dei media, la diversità di sogni di speranze sono l’unica salvezza all’omologazione femminile.