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Un momento di confronto: IL SISTEMA ELETTORALE STATUNITENSE
Di Irene Candiotto   

McCain-Obama_carta

 

Dalla fine della prima Repubblica nel nostro paese si discute molto  sul sistema elettorale, che è stato per svariati anni perenne oggetto di contrastate riforme. Oggi volevo far riflettere sul sistema elettorale USA, poi più avanti passerò in rassegna altri i principali sistemi elettorali: Inghilterra, Germania e Francia.

La natura del sistema elettorale degli Stati Uniti è piuttosto complesso poiché ci sono una moltitudine di uffici elettivi e molte elezioni che non sono tutte tenute con lo stesso sistema.

Ricordo che gli Stati Uniti sono una repubblica presidenziale a carattere federale ed ogni Stato ha un proprio sistema elettorale (per esempio la maggioranza degli Stati vota con il collegio maggioritario, il Maine e il Nebraska votano con il sistema proporzionale).

Il presidente e vicepresidente, sono eletti ogni quattro anni; il Senato che è formato da 100 membri, due per ogni stato, si rinnova per un terzo ogni due anni mentre  la Camera dei Rappresentanti  con 435 membri si rinnova per intero con le elezioni di mid-term ogni due anni. Fa riflettere il dato numerico: si pensi che la popolazione dell’America del Nord è più di 310 milioni e ha meno rappresentati dell’Italia in Senato.

 

Votare è un diritto fondamentale garantito dalla Costituzione Americana. Il popolo comunque non esercita questo diritto direttamente, ma delega gli affari quotidiani al governo ai funzionari pubblici, sia eletti che nominati. Contrariamente a molti altri paesi democratici, negli USA è necessario iscriversi alle liste elettorali per votare e la procedura non è gratuita, ma ogni stato prevede dei requisiti per il voto che concernono la residenza e l’obbligo di registrazione.

La Costituzione prevede che ciascun Stato nomini un numero di elettori pari ai loro rappresentanti nel Congresso. Il candidato che riceve il maggior numero di voti in uno Stato ottiene l’intero collegio.

Questo tipo di elezioni può essere criticato sotto molti punti di vista: in primis il candidato primo in uno Stato anche con una manciata di voti in più rispetto agli avversari vince tutti i voti dello stato: è  possibile che sia eletto presidente il candidato che non ha ricevuto la maggioranza dei voti popolari; in secundis il sistema “winner takes all” distorce il voto popolare in quanto i piccoli Stati hanno un collegio elettorale più grande della loro popolazione. Infine gli elettori non sono costituzionalmente vincolati a votare il candidato che hanno dapprima chiaramente sostenuto.

Le elezioni del presidente consistono in un insieme di elezioni, nomine e campagne che iniziano circa nove mesi prima del giorno elettorale.

Dapprima c’è una serie di incontri chiamati “caucus” che sono delle riunioni degli attivisti locali del partito e poi le elezioni primarie all’interno dei due principali partiti che selezionano i loro candidati alla convenzione nazionale. I delegati a queste Convenzioni rappresentano le organizzazioni del partito a livello nazionale e sono scelti con una varietà di metodi, ma una volta eletti sono obbligati a sostenere un particolare presidente candidato.

 

La Costituzione prevede tre requisiti per la candidatura a Presidente degli USA:

- avere 35 anni di età

- essere cittadino americano

- essere residente negli Usa da almeno 14 anni