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La carica dei 104
Di Matteo Masetto   

 

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In una settimana in cui una nazione si riunisce per celebrare l’Unità d’Italia e unirsi sotto un’unica bandiera non possiamo di certo esimerci dall’essere critici verso noi stessi. Una critica che non guarda al colore del proprio credo politico ne agisce con scopi populisti, portando delle affermazioni condivisibili su larga scala per trovare il consenso.

Fermiamoci a festeggiare e riflettere. Ponderare su chi siamo e su cosa dobbiamo concentrarci per costruire un senso sempre più forte di patriottismo. Le istituzioni sembrano sempre più distanti, anche a livello locale. Questa sensazione può ascriversi a diversi motivi : una legge elettorale che non permette di eleggere il candidato ma il leader, una classe politica che è sempre più anziana e nei momenti in cui potrebbe discutere, si insulta su fatti ormai che appartengono al passato. Una cosa però desta indignazione il numero dei politici: tanti forse troppi.

 

A livello provinciale se guardiamo la provincia di Padova conta 104 comuni come dice il nome stesso della  nostra associazione.

 

Comuni più o meno uguali perché ne esistono alcuni molto piccoli, addirittura sotto i 1000 abitanti. Sono Barbona (750) e Vighizzolo d’Este (940). Il rapporto abitante/amministratore è di 50 a 1. Per darci un riferimento prendo il mio comune di residenza Campodarsego che conta 13840 abitanti e un rapporto di un amministratore ( quindi sindaco,giunta e consiglieri) ogni 690 abitanti.

Questi comuni potrebbero fondersi in modo da avere un maggiore potere contrattuale, per venire incontro all’emergenza finanziaria che tocca alcuni, per evitare gli sprechi e migliorare i servizi. Potendo contare su maggiori trasferimenti statali e anche gli amministratori sarebbero meglio pagati e quindi potrebbero occuparsi a tempo pieno del proprio territorio.

Il decreto legislativo 267 del 2000 all’art 15 punto 3  enuncia : “ Al fine di favorire la fusione dei comuni, oltre ai contributi della regione, lo Stato eroga, per i dieci anni successivi alla fusione stessa, appositi contributi straordinari commisurati ad una quota dei trasferimenti spettanti ai singoli comuni che si fondono.”

Il Veneto diede l’esempio con le prime fusioni con la legge sulle Autonomie locali 142 del 1990 dando vita ai due comuni di Porto Viro e Due Carrare. In tempi di austerity la fusione offre la possibilità di tagliare i costi e ottimizzare le spese, rinuniciando però alla sovranità. Ed è proprio su quest’ultimo punto che la fusione incontra le maggiori resistenze. In Trentino si unirono 6 comuni partendo da associazioni culturali, poi condivisione di uffici, in seguito con l’Unione dei comuni per concludersi con la nascita di Ledro.

Unione dei Comuni quindi è un buon punto di partenza dove  gestire in forma associata servizi come: biblioteche,polizia municipale, protezione civile e servizi sociali.

Alcune petizioni chiedevano la fusione dei comuni sotto i 5000 abitanti e nella nostra provincia sarebbero quasi una cinquantina, noi ci accontenteremo forse di meno ma dalle parole forse è il momento di passare ai fatti. Il federalismo non è solo propaganda ma un principio sancito dall’ art 5 della Costituzione.

Art. 5

La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell'autonomia e del decentramento.

Link consigliato :

http://www.comuni-italiani.it/028/lista.html{jcomments on}