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Democratizziamo le primarie!
Di Irene Candiotto   

ASTENSIONE

La discussione sulla partecipazione degli iscritti e dei simpatizzanti nella scelta dei candidati è ormai all’ordine del giorno per le democrazie europee, soprattutto in un momento come questo nel quale i cui partiti sono avvertiti dalla popolazione sempre più distanti dalla società civile. La classe politica viene accusata di costruirsi “una professione” infatti lo sciorinare orpelli a destra e a sinistra è diventato più importante che rispondere a concetti di servizio della comunità. Arrivati al limite della sopportazione sia dei candidati che ci propinano sia dei loro slogan adesso più che mai ha senso una selezione più competitiva delle candidature politiche, con lo scopo di raggiungere una maggiore democratizzazione all’ interno dei partiti. E’ tuttavia assai dubbio che il termine 'democratizzazione' sia il più appropriato per descrivere questo processo. Le primarie e il voto degli iscritti possono rafforzare il ruolo degli iscritti nella scelta dei candidati, ma finché la leadership è in grado di regolare e condizionare tale processo, le scelte degli iscritti rimarranno inefficaci. La partecipazione degli iscritti riduce il potere della dirigenza nella scelta dei candidati, ma le consente di accrescere il proprio potere emarginando i centri di potere alternativi, come le strutture intermedie del partito che a volte si spendono molto a livello locale. Ecco perché le primarie in Europa difficilmente svuoteranno i partiti com’è accaduto negli Usa: finché le primarie sono regolate dai partiti e limitate agli iscritti, il partito europeo di massa sopravviverà.

 

Le primarie di partito possono accrescere l’incertezza su alcune decisioni, ma i candidati non saranno mai indipendenti dal partito finché la loro designazione dovrà essere approvata formalmente dalla dirigenza e finché le campagne elettorali verranno finanziate dai partiti. Per come sono strutturate nei paese europei le primarie a mio avviso avranno ben poco impatto sulle strutture chiuse dei nostri partiti. Originariamente le primarie negli Stati Uniti furono introdotte per eliminare la manipolazione della presidenza da parte dei dirigenti del partito, infatti negli USA vengono indette dai governi degli stati federali in modo tale che i partiti non abbiano un controllo diretto nella procedura di nomina. In Europa occidentale le primarie si basano sulla partecipazione degli iscritti: il nostro modello di primarie è molto meno diretto e mediato rispetto a quello degli Stati Uniti e questo è un nostro punto a sfavore. In Europa si pensa che una relazione troppo stretta tra gli elettori e i candidati possa indebolire la coesione degli organi di partito, la motivazione sembrerebbe questa: i rappresentanti eletti direttamente da membri e simpatizzanti potrebbero sentirsi autorizzati ad agire secondo le proprie idee le quali però potrebbero non essere sempre in linea con le linee programmatiche del partito. Ciò significa che il partito avrebbe un minor controllo sul comportamento dei suoi rappresentanti e avrebbe come prima conseguenza una instabilità accentuata nella realizzazione del programma politico, molto tempo andrebbe perso per far convergere o trovare delle strategie comuni nelle assemblee di partito e istituzionali e probabilmente nascerebbero figure di mediatori all’esterno dell’organigramma del partito. Ecco perché noi possiamo scegliere sempre e solo tra i candidati che ci arrivano dall’alto, che magari sono più in linea con il partito e che sono meno temuti da altri. Ma questa non è democrazia. Che il candidato da noi scelto alteri in maniera sensibile le relazioni tra il partito e i candidati sono i rischi normali che una realtà veramente democratica dovrebbe tenere in conto. Il partito è formato da persone, non è il partito che forma le persone. Sembra però che i partiti che abbiano scelto delle forme moderate di democratizzazione della scelta dei candidati, abbiano conseguito degli effetti positivi sull’organizzazione del partito mentre chi ha optato per riforme di democratizzazione radicale hanno contribuito a spaccare la coesione del partito e ad indebolire la qualità della democrazia rappresentativa, probabilmente in medio stat virtus, tuttavia penso che una riforma democratica nei partiti sia necessaria ed indiscutibile.

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