| L'Italia in prognosi riservata |
| Di Irene Candiotto | |
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I risultati delle amministrative hanno dimostrato che Berlusconi sta perdendo sempre più margine di manovra dopo la sconfitta milanese. Dal mio punto di vista lo stato attuale delle cose è questo: nel centro sinistra siamo nel perenne caos e il risultato di Napoli è una prova, nel centro destra invece siamo ad una svolta, una svolta annunciata: non sarà difficile mandare a casa un leader come Berlusconi. Mentre il resto dell’Europa sta iniziando -a diverse velocità- a riprendersi dalla crisi degli ultimi anni, noi abbiamo un presidente del Consiglio che porta avanti le sue battaglie personali dimenticando di fare le cose importanti per l’Italia. Che la giustizia italiana sia da riformare lo sappiamo da anni, ma in questo momento le sue beghe contro i magistrati non agevolano le riforme necessarie. Dati alla mano l’Italia è cresciuta nel 2011 del 0,1%, gli investimenti stranieri sono in calo, un giovane su quattro è disoccupato e il debito pubblico aumenta sempre più. Ci sono delle priorità da rispettare e non siamo più disposti ad ascoltare i soliti litigi tra politici e a supportare le battaglie personali dato che non portano vantaggio a nessuno. In Italia non mancano i talenti, peccato che non siano di certo in Parlamento altrimenti non si spiega come mai nessuno si stia sforzando di capire la realtà in cui siamo e nessuno sproni il governo ad adottare misure economiche adeguate alla situazione che stiamo vivendo. Il Governo rimanda di continuo le vere riforme forse in attesa di momenti migliori, se verranno.
Leggendo cosa dicono di noi all’estero rimango colpita da un articolo di Tobias Piller nel Frankfurter Allemagne Zeitung, il giornalista dopo aver scritto -a ragione- che i nostri politici sono troppo presi dagli intrighi di palazzo, dallo sciorinare promesse e a proporre infattibili stratagemmi, afferma che “nessun politico ha coraggio di chiedere agli elettori sacrifici a breve termine necessari per benefici di lungo periodo”. Ora, posto che questo giornalista vive all’estero e quindi può solo immaginare come si vive qui, probabilmente non sa che se i politici ci chiedono ancora sacrifici dopo tutte le tasse che paghiamo forse è meglio che non si facciano più vedere in giro. L’articolo di Tobias Piller è interessante ai miei occhi soprattutto perché si sofferma con estrema chiarezza su un tipico modo di fare tutto italiano, che ha mandato in tilt tutto il nostro sistema economico, ovvero la creazione di posti pubblici come soluzione al problema di crisi occupazionali. Piller scrive: “dietro la maschera del rinnovamento, in Italia la soluzione più amata dai politici consiste nel creare nuovi posti di lavoro nel settore pubblico e assegnarli a parenti e amici. Un sistema che, a lungo andare, porta a risultati inevitabili: a Napoli ci sono quasi 20mila dipendenti pubblici tra Comune ed altri Enti, con la conseguenza che le persone che hanno ottenuto questi lavori finiscono per considerare il loro posto di lavoro come un beneficio dovuto e non come un impiego dove bisogna dare il meglio di sé”. Io condivido pienamente queste sue affermazioni e le ritengo inconfutabili, infatti questo tipo di gestione ha portato negli anni Ottanta e Novanta ad un aumento del debito pubblico del 120% e alla crisi valutaria tra 1992 e 1995. Sono stata colpita da queste sue parole perché da noi si parla poco di questo problema, sappiamo che esiste, ne parliamo in continuazione al bar, al supermercato, ma i mass media e i politici tutti glissano alla grande su questi temi delle assunzioni pubbliche. Eppure è proprio così che ci siamo indebitati: cattiva gestione del denaro e delle risorse. Ma nessuno ne parla. Non ci sono scandali. Poco inchiostro su queste questioni, forse qualche filmato di Report su Rai3. Attualmente in tutta Europa sono state varate misure drastiche di ridimensionamento nel settore pubblico, in Italia invece aumentano i provvedimenti per lo sviluppo “stile democrazia cristiana”come il bonus mensile di 300 euro per ogni nuovo occupato nel Sud o le semplificazioni burocratiche per rilanciare l’edilizia. Questo Governo e quelli precedenti -di sinistra o di destra- hanno sempre lavorato in continuità con tutte quelle politiche sbagliate che hanno segnato la prima repubblica e che ci tolgono il futuro a noi giovani. Non mi stupirei se partisse a breve un movimento di giovani indignati italiani. Come in Spagna anche noi siamo giovani e siamo ostaggio degli errori di Governi irresponsabili e anche noi vogliamo contare nel presente per riprenderci il futuro. Attendo nuovi risvolti e il risveglio della società civile. |

